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venerdì 23 febbraio 2018

Diritti TV In Premier League: Confronto Con Altri Campionati e Champions League

Nel 2015 i diritti TV della Premier League vennero venduti per un valore di 6,3 miliardi di euro, una cifra che dire mostruosa è poco.
Da questa cifra sono esclusi i diritti all'estero, con quelli si raggiungo i 10 miliardi di euro.
Il fiorente contratto televisivo della Bundesliga ha un valore di 2,5 miliardi di euro in quattro stagioni.
Tenendo presente che l'accordo della Premier League è di 2,3 miliardi di euro a stagione è facile fare due conti: i 628 milioni di euro della Bundesliga a stagione, generano solo il 30% delle entrate della massima serie inglese.
Nella Liga, l'ultimo contratto di diritti TV parlava di 755 milioni di euro (33% dell' EPL), mentre i club di serie A hanno condiviso 846,1 milioni di euro (37%).
Ad esempio il trionfo del Real Madrid a Lisbona (Champions League) nel 2014 fruttò solo € 57,4 milioni.
Il Chelsea nello stesso anno ha incassato 112,9 milioni di euro per finire terzo in Premier League, ma solo 43,4 milioni di euro per essere finito tra le prime quattro in Europa (nel caso l'avesse vinta ai 43,4 milioni se ne sarebbero aggiunti una ventina).
Ma la statistica più incredibile è che i soldi guadagnati ai tempi dal Real Madrid, erano addirittura inferiori di 20 milioni rispetto al Cardiff City, che è finito ultimo in Premier League.
Con il nuovo contratto EPL che ha preso il via dal 2015, i club retrocessi dalla Premier League sono destinati a guadagnare tre volte di più in denaro rispetto ai vincitori della Champions League.
E il divario tra Inghilterra ed Europa è destinato a crescere, con l'amministratore delegato di EPL Richard Scudamore a sottolineare l'importanza del nuovo accordo sui diritti televisivi.

"Quel denaro continuerà ad essere investito dai club in termini di giocatori giovani per continuare a dare il miglior spettacolo possibile"

La cosa più raccapricciante è che ad esempio nel quadriennio 1997-2001, la Premier League vendeva i suoi diritti già per oltre 800 milioni di euro.
E' proprio il caso di dirlo, gli altri campionati europei (rispetto alla Premier League), sono rimasti indietro di almeno una quindicina d'anni.
Qualche anno fa l' uscita della Deloitte dalla Football Money League collocò 14 delle 20 squadre della Premier League tra le prime 30 del mondo, e la continua escalation di contratti televisivi non può che portare ad un maggiore predominio finanziario per l'inglese.


COME FUNZIONA
I diritti domestici vengono distribuiti al 50% in parti uguali, per il 25% in base al numero di passaggi TV di ogni squadra (al massimo possono essere 25 ogni club di fatto ha un minimo garantito di 10 milioni di sterline) e il restante 25% in base al piazzamento in campionato (dal 2016-2017 le quote dovrebbero essere grossomodo da 3,4 milioni di sterline dell'ultima classificata a 68 milioni di sterline della vincente).
I diritti esteri sono distribuiti al 100% in parti uguali.
Si va da un minimo di 90/100 milioni di sterline (cioè poco più di quanto ricava la Juventus per vincere il campionato italiano, Coppa Italia e Supercoppa Italiana. La FA inglese gestisce i premi delle coppe a parte e quindi non son compresi in questi diritti TV).
Tuttavia la ripartizione percentuale del fatturato chiarisce che ci sono anche altri aspetti da tenere in considerazione.
Nello United, club più ricco del mondo, i diritti TV (che comprendono anche le coppe europee) incidono soltanto per il 30%, mentre un 20% dipende dagli incassi da stadio e il restante il 50% da quelle che vengono definite "entrate commerciali": sponsorizzazioni, vendite magliette, merchandising, partnership, premi.
La prima stagione sotto la guida di José Mourinho si è chiusa con un fatturato di 581 milioni di sterline (circa 660 milioni di euro).
L’incremento rispetto al passato esercizio finanziario è notevole, + 12.8%.
Tra entrate e uscite, al 30 giugno 2017, il club inglese ha registrato così un valore positivo pari a 80.8 milioni di sterline.
I ricavi commerciali sono cresciuti del 2.7% (toccando quota 275.5 milioni d sterline), quelli di sponsorizzazione dell’1.4% (totale 162.3 milioni di sterline), quelli derivanti dal merchandising del 6.9% (104 mln) e quelli legati all’online del 15.6% (9.2 mln).
Nel City le percentuali sono 40% diritti tv, 50% commerciale, 10% entrate da stadio.


STAGIONE 2017
Al termine della stagione 2017 complessivamente, le 20 squadre di Premier League si sono suddivise 2,39 miliardi di sterline di soli diritti TV: di questi, 781 milioni arrivano dalla cessione dei diritti all’estero, il restante dai ricavi nazionali.
Circa 79 milioni di sterline sono stati dati dalla Premier League in parti uguali a ciascuna squadra, soldi derivata dai ricavi nazionali, internazionali e dai ricavi commerciali relativi ai diritti TV (per un totale di 1,5 miliardi).
Inoltre, circa 407 milioni di sterline vengono divisi in base al numero di partite trasmesse in diretta in TV in Inghilterra su SKY o BT (da un minimo di 12,3 milioni ad un massimo di 32,8) e i restanti 407 in base al piazzamento (1,9 milioni alla squadra che si piazza ventesima ed invece 38,8 a chi conquista il campionato).
In base a questi criteri, il Chelsea ha così potuto portare a casa 150,8 milioni di sterline, pari a circa 170 milioni di euro: merito, oltre che della posizione in classifica, anche dei 28 passaggi televisivi, stesso numero di Manchester City e United e uno solo in meno del Liverpool, in testa per numero di gare trasmesse.
Alle spalle dei blues, ad avere maggiori ricavi sono stati lo stesso Manchester City (146 milioni di sterline) e il Liverpool (146 milioni di sterline): insieme a Tottenham (145 milioni) e Manchester United (141), sono state le uniche squadre a superare i 140 milioni di sterline di ricavi.
In fondo alla classifica, il Sunderland, retrocesso, ha guadagnato 93 milioni di sterline, circa 105 milioni di euro: il rapporto tra il Chelsea e l’ultima classificata è di 1.6, di poco superiore al record della scorsa stagione (1.5, mai la suddivisione era stata così “equa” in Premier).
Complessivamente, nei 25 anni di Premier League la cifra suddivisa dalle squadre è stata di 17,406,088,731 sterline: il Manchester United è diventato così la prima squadra a superare il miliardo di sterline di ricavi nei diritti tv, a quota 1,011,373,316 sterline.



DAL 2019 IN POI
Il prezzo totale per il successivo triennio della Premier League (dal 2019 in poi) è destinato a raggiungere da 5,6 a 5,9 miliardi di sterline (6,43 – 6,77 miliardi di euro circa), secondo le stime.
Un aumento fino al 15% rispetto all’asta del 2015.
Sky probabilmente prenderà quattro o cinque dei sette pacchetti a disposizione, con BT che ne otterrà due o tre e un altro offerente (molto probabilmente Amazon o Liberty Global) pronto a rilevarne uno o due.
La Premier League sta aumentando il numero di partite live disponibili cercando di attrarre un pool più ampio di offerenti.
Ampere ha costruito un modello per prevedere il probabile valore dei diritti in anticipo.
Questa volta il modello prevede un valore superiore a 7 miliardi di sterline, ma Ampere afferma che la stima è troppo alta a causa della pressione sui margini di profitto delle società e di una diminuzione della concorrenza tra BT e Sky grazie a un accordo sulla condivisione dei canali.
Tenendo conto delle vendite all’estero, il totale che la Premier League è destinata a ottenere per i suoi diritti di trasmissione per il triennio che partirà nel 2019 sarà di circa 10,9 miliardi di sterline, stima Ampere.
Anche le offerte internazionali ancora da aggiudicarsi sono infatti destinate ad aumentare di valore.
E' ormai arrivato il momento in cui la Premier League avrà la forza finanziaria per attirare tutte le stelle più forti del pianeta ed è proprio il caso si dirlo: la Champions League rischia di essere relegata ad una competizione di secondo livello.

domenica 18 febbraio 2018

Regole, Tattica e Fisica Dietro Il Curling

Nato in Scozia nel Medioevo, il Curling è diventato sport olimpico dal 1998.
L'obiettivo è far scivolare su un campo di ghiaccio (lungo 45 metri e largo 4,4 metri) le stone, pesanti pietre di Granito per raggiungere un bersaglio (house).
Il bersaglio è formato da 3 anelli concentrici: il centro della casa è all'intersezione tra la centerline e la teeline.
Ogni squadra è composta da 4 giocatori che si alternano nel lancio delle stone (vengono rilasciate dalla hog line).
In totale ci sono 10 mani (end), per ognuna di essa una squadra ha 2 stone.
Lanciato lo stone, tramite lo sweeping (spazzolata a terra) si cerca di ridurre l'attrito sul ghiaccio per far viaggiare lo stone il più lontano possibile.
Raggiunta la posizione desiderata, si smette di spazzolare.
Il caposquadra (skip) chiama le tattiche e quindi dirige la squadra (indicando se la traiettoria è giusta e se bisogna continuare a spazzolare).
Gli scopatori controllano la velocità della Stone tramite un cronometro.
Al termine degli 8 lanci di squadra, il punteggio viene calcolato in base al numero di stone piazzate più vicine al centro del bersaglio (e considerando la pietra più vicina piazzata dagli avversari).
A seguito delle 10 riprese, vince la partita chi ha accumulato più punti.
In caso di pareggio si va agli extra-end.


TATTICHE E STRATEGIA
Tre sono le tipologie di tiro:
1) Lanci per realizzare punti (cioè piazzare le proprie stone il più possibile vicino al bersaglio)
2) Bocciate che servono a rimuovere le stone degli avversari dal bersaglio
3) Lancio delle "Guardie" che servono a proteggere un punto o rendono difficile all'avversario avvicinarsi al centro col suo tiro

L'ultima stone di una mano viene chiamata martello (hammer).
Prima della partita, le squadre tramite un'estrazione casuale (come un lancio della moneta) decidono chi spetta l'hammer, con un "draw-to-the-button", dove un rappresentante di ogni squadra tira un'unica stone tentando di avvicinarsi il più possibile al centro della casa (button).
In tutte le mani successive, l'hammer appartiene alla squadra che non ha ottenuto punti alla fine della mano precedente.
Nel caso in cui nessuna delle due squadre segni punti, il martello rimane alla stessa squadra.
Perchè è importante ciò? Perchè è più facile segnare punti con l'hammer che senza, dunque in un torneo la squadra con l'hammer in genere cerca di segnare due o più punti.
Se è possibile fare solo un punto, lo skip potrebbe scegliere di fare mano nulla; ossia fare in modo che nessuna delle due squadre segni punti per mantenere l'hammer la mano successiva, dove cercherà di segnare due o più punti.
Essendo l'ultimo tiro si possono fare bocciate "definitive" (togliendo le stones degli avversari) o piazzare uno o più punti, determinando quindi il punteggio della mano.
Segnare punti senza il martello è comunemente indicato come rubare una mano, ed è molto più difficile (a meno di errori clamorosi di chi detiene l'hammer).
Una squadra inoltre può giocare una mano aggressiva o difensiva.
Un gioco aggressivo consiste nel mantenere molte stones in gioco, il che rende la mano più rischiosa, ma dà anche la possibilità di fare molti punti (anche all'avversario).
Un gioco difensivo è composto da molte bocciate in modo da non avere molte stones in gioco, questa strategia tende ad essere meno rischiosa.
Se una squadra non ha il martello in una mano, cercherà di ostruire la four-foot zone di fronte alla casa per impedire l'accesso alla squadra al button o al four-foot, ossia i due cerchi più interni della casa.
Questo può essere fatto posizionando con i primi due tiri delle guardie centrali davanti alla casa in prossimità della linea centrale.
Se una squadra invece ha l'hammer cercherà di mantenere la four-foot zone libera, in modo da avere accesso alla zona del button in ogni momento.
Una squadra con l'hammer tenderà a tirare con i primi due tiri una guardia laterale.
Queste servono generalmente a una squadra a segnare due o più punti in una mano, perché si può tirare un punto laterale che curlando si può nascondere dietro, rendendo più difficile una bocciata da parte della squadra avversaria.
Dunque in un mano l'ideale è segnare almeno 2 punti, segnarne 1 è poco vantaggioso, anzi controproducente visto che viene perso l'hammer nella mano successivo.
In generale, una squadra senza l'hammer vorrebbe sia forzare la squadra avversaria a segnare un solo punto (in modo che possano ottenere l'hammer la mano successiva) sia "rubare la mano" segnando uno o più punti.
Generalmente maggiore è il vantaggio di una squadra e più questa giocherà in maniera difensiva, bocciando tutte le stone dell'avversario, negandogli così l'opportunità di segnare in una mano più di un punto difendendo così il vantaggio. Una squadra in svantaggio viceversa tenterà un gioco più aggressivo, nascondendosi dietro le guardie, spingendo le stone avversarie nella parte posteriore della casa con un tiro conosciuto come tape-back o appoggiandosi a esse.
Una stone congelata (freeze) è difficile da rimuovere, perché è "congelata" (attaccata, che tocca), alla pietra avversaria.



LA FISICA DIETRO IL CURLING
Le stone vengono rilasciate dalla hog line imprimendo una rotazione (curl) alla pietra che ne determina una traiettoria curva.
Lo sweeping, come detto, serve a ridurre l'attrito tra stone e ghiaccio (infatti la base in stoffa e il pelo sintetico servono a far sciogliere il ghiaccio. Le scope moderne sono fatte di vetroresina e fibra in carbonio).
Infatti le pietre, realizzate usando un Granito che si trova in Scozia sull'isola di Ailsa Craig, pesano tra i 17 e 20 kg (il costo è di 1500 euro!).
Storicamente due sono i tipi di Granito utilizzati: "Blue Hone" e "Ailsa Craig Common Green".
Entrambi si trovano sull'isola di Ailsa Craig.
Il "Blue Hone" ha un assorbimento di acqua molto basso, il che impedisce l'azione di congelamento e l'erosione della pietra mentre "l'Ailsa Craig Common Green" è un granito di qualità minore rispetto al "Blue Hone".
In realtà, ora, il Granito per la produzione di pietre da Curling proviene dal nord del Galles.
Questo Granito si chiama "Trefor" ed è disponibile in tonalità, blu, grigio, rosso e marrone.
Uno dei problemi più grandi del Curling è stabilire quando spazzare appunto.
Se si spazza subito aumenta la distanza percorsa dal sasso e si raddrizza il percorso, viceversa se si spazza nella parte finale del percorso aumenta il curl e la distanza percorsa lateralmente.
Velocità e pressione sono fondamentali per una spazzata efficacie.
Le scarpe degli atleti hanno suole diverse: una scivola sul ghiaccio (realizzata in Teflon o acciaio Inox) e l'altra no (progettata per fare aderenza).
Per gli atleti è fondamentale conoscere: la Temperatura, l'umidità del ghiaccio ed addirittura quanti spettatori ci sono in tribuna a guardare la partita (più gente c'è e più la Temperatura sale).
Sullo stato del ghiaccio incide anche la presenza o meno di altre partite in contemporanea sulle piste di fianco.


NAZIONI PIU' VINCENTI
Storicamente le nazioni più vincenti di questo sport sono Canada (3 olimpiadi), Gran Bretagna (1), Svizzera (1) e Norvegia (1).
A livello di mondiali il Canada ha vinto ben 36 titoli, la Svezia 7 e la Scozia 5.
Agli europei 12 successi per la Scozia, 11 per la Svezia, 8 per la Svizzera, segue Germania con 6 e Norvegia 5.

martedì 13 febbraio 2018

Esteban Loaiza Fermato Con 20 KG Di Cocaina (MLB)

Esteban Loaiza, ex pitcher messicano di MLB, è stato arrestato venerdì scorso a San Diego dopo essere stato trovato in possesso di 20 KG di cocaina.
Non parliamo di una meteora del mondo della MLB, basti dire che con 126 vittorie in carriera è il secondo messicano più vincente di tutti i tempi (preceduto soltanto da Fernando Valenzuela con 173 W).
Loaiza giocò nella Major League Baseball per i Pittsburgh Pirates, i Texas Rangers, i Toronto Blue Jays, i Chicago White Sox, i New York Yankees, i Washington Nationals, gli Oakland Athletics e i Los Angeles Dodgers.
Inoltre fu lo starter per l' American League (AL) nell' All-Star Game del 2003.
La sua carriera iniziò nel 1995 e terminò nel 2008 con i White Sox.
In generale: 126-114 (W-L), 4.65 ERA e 1382 Strikeout.


GUIDA IN STATO D'EBREZZA E IL DIVORZIO
Loaiza fece parlare molto di sè già il 14 giugno 2006, quando venne arrestato dopo essere stato fermato dalla polizia mentre guidava la sua Ferrari a 120 miglia all'ora su un'autostrada della California sotto l'effetto di alcolici.
Venne convocato in tribunale il 14 luglio 2006.
Dopo di ciò, il GM Billy Beane vietò l'alcol sia per le partite in casa che in trasferta per gli Athletics, citando problemi di responsabilità.
Nel 2010 sposò Jenni Rivera ma la storia durò poco: i due presentarono la richiesta di divorzio due anni dopo.
Per uno strano scherzo del destino, il divorzio non fu mai formalizzato perchè la sua ex moglie si schiantò con il suo aereo privato a dicembre 2012.


TRAFFICO DI DROGA
Dopo anni di assenza dalle cronache sportive e non, pochi giorni fa la mazzata tremenda per Loaiza.
Secondo TMZ Sports, Loaiza era sorvegliato da tempo.
E' stato fermato alla guida di un veicolo collegato a traffico di narcotici e lì dentro abilmente occultato è stato trovato un "sofisticato sistema usato per nascondere il contrabbando".
Gli ufficiali hanno poi ottenuto un mandato di perquisizione in casa sua, dove hanno trovato quello che credono sia cocaina (20 KG che avrebbero fruttato circa 500mila dollari).
Loaiza, 46 anni, a breve quindi verrà nuovamente convocato in tribunale.
Verrà accusato di tre reati, incluso il possesso, trasporto e traffico di stupefacenti.

domenica 11 febbraio 2018

La Storia Di Bill Masterton: L'Unico Uomo A Morire Sul Ghiaccio (NHL)

Bill Masterton, nato a Winnipeg nel 1938, fu l'unico giocatore a morire su un palazzetto di ghiaccio per le ferite subite durante una partita NHL.
Forse però la sua morte non fu vana.
Infatti la sua morte, ormai 50 anni fa, aumentò la consapevolezza dei rischi di commozioni non diagnosticate dando maggiori responsabilità alla NHL per affrontarle.
Come molti ragazzi canadesi cresciuti negli anni '50, Masterton ascoltava le trasmissioni radiofoniche di sabato sera di "Hockey Night in Canada" e sognava che Foster Hewitt dicesse: "Masterton tira, segna!"
Quel sogno lo portò attraverso l'Hockey junior nella sua città natale di Winnipeg e tre anni dopo all'Università di Denver.
Finisce nelle leghe minori e sembra che il suo sogno possa infrangersi ma l'espansione della NHL da 6 a 12 squadre nel 1967/68 riaccese il suo sogno ormai sopito.
Si era mantenuto in forma giocando a una squadra amatoriale, la St.Paul Steers, e con la squadra nazionale degli Stati Uniti.
Quando i dirigenti del Minnesota, lo invitarono a una provino, Masterton sfruttò la sua seconda possibilità (tra l'altro realizzò il primo gol nella storia della franchigia), diventando il centro titolare della squadra.


LA NOTTE FATALE
In quella fatale notte al Met Center il 13 gennaio 1968, il centro dei Minnesota North Stars, stava giocando contro gli Oakland Seals.
Bill portò il disco oltre la linea blu e tagliò verso destra mentre i difensori dei Seals (Larry Cahan e Ron Harris) lo chiusero.
Uno dei loro bastoni si intrecciò con i pattini di Masterton che avanzando, perse l'equilibrio.
Non vide l'altro difensore, che lo colse con un check pulito che lo fece però cadere all'indietro. Masterton, che non indossava un casco, battè la parte posteriore della sua testa sul ghiaccio.

"Sembrava che una mazza da Baseball colpisse una palla", ricordò il suo compagno di squadra André Boudrias.

Ken Lindgren, un fan che stava vedendo la partita, disse: "Abbiamo visto la sua testa rimbalzare. Dopo non si è più mosso"

Boudrias aiutò l'allenatore della squadra a occuparsi di Masterton.
Portarono Masterton su una barella e un'ambulanza lo portò di corsa all'ospedale di Fairview Southdale, a 7 miglia di distanza.
Boudrias: "I suoi occhi erano grigi in quel momento era come un film dell'orrore. Sapevo che era finito"

Un team di medici dell'ospedale trattò Masterton con steroidi e diuretici, ma fu tutto inutile.
Comprendendo che era ormai era finita, i genitori di Masterton, che erano arrivati ​​da Winnipeg dopo aver saputo dell'incidente, e sua moglie Carol, decisero di rimuovere Masterton dal supporto vitale. Alle 1:55 del mattino, il 15 gennaio 1968, quasi 30 ore dopo aver battuto la testa sul ghiaccio, Bill Masterton morì all'età di 29 anni.
Sette ore dopo, quando il medico legale della contea di Hennepin eseguì un'autopsia, scoprirono la vera causa della morte di Masterton.
Nella settimana prima della sua ultima partita, Masterton si era lamentato con sua moglie e diversi compagni di squadra per i mal di testa.
La notte prima della partita di Oakland, la famiglia di Masterton si era radunata nella casa del loro vicino, portiere dei North Star, Cesare Maniago, per celebrare il suo 29 ° compleanno.
Masterton disse al suo amico che aveva avuto dei forti mal di testa.
Insomma ad ucciderlo non fu la forte botta ma l'accumulo delle stesse anche nelle partite precedenti.
Masterton fu una sfortunata vittima dell'ignoranza del suo tempo.
Mentre Walter Bush, uno dei proprietari dei North Stars, lo vedeva immobile sul ghiaccio, non pensava che Masterton avesse subito una commozione cerebrale.

"Non pensavamo che fosse così grave"

La consapevolezza delle lesioni cerebrali e di come trattarle ha fatto molta strada da allora.
Così il protocollo NHL, avviato nel 2011, vieta ai giocatori "feriti" di tornare in campo se ancora convalescenti o doloranti.
Ma questo non è accaduto abbastanza velocemente, visto che un gruppo di oltre 120 ex giocatori della NHL, tra cui Bernie Nicholls, Mike Peluso e Steve Payne, hanno citato in giudizio la NHL accusata di mettere a rischio la loro salute neurologica.
Loro e molti altri sostengono che il campionato potrebbe fare di più per proteggere i suoi giocatori dal tornare in azione troppo presto.
Tornando a Masterton, il medico legale della contea di Hennepin trovò la prova di un precedente infortunio sul lato sinistro del cranio di Bill.
Dichiara il referto dell'autopsia: "C'è stato un colpo alla tempia sinistra in una partita giocata alcuni giorni prima della ferita mortale e si dice che il defunto abbia lamentato mal di testa nella parte sinistra della testa".

Quando la testa di Masterton colpì il ghiaccio al Met Center, non ci fu alcuna frattura cranica, ma il suo cervello si gonfiò molto rapidamente, evidenziato dalle sue pupille dilatate e dalla pressione sanguigna elevata che indicava una ferita precedente.

Dottor Jesse Corry: "Ciò che ha ucciso quest'uomo è stata la sindrome del secondo impatto".

Quando il cervello non è completamente guarito da una lesione precedente, un colpo successivo può causare un gonfiore improvviso e spesso fatale.
Corry non pensa che l'entità del gonfiore sia stata causata dall'impatto al Met Center.
Né ha visto prove di CTE, la progressiva malattia degenerativa trovata postuma nel cervello di quasi 87 giocatori su 91 NFL che hanno subito colpi alla testa.
"È molto raro vedere quel livello di gonfiore nel cervello provocato da una singola lesione. Masterton probabilmente ha avuto un gonfiore in precedenza, quindi se avesse avuto un secondo infortunio sarebbe stato catastrofico".

Dopo la morte di Masterton, i North Stars istituirono una borsa di studio con il suo nome.
Il team ritirò anche il suo n.19, una tradizione che la franchigia ha continuato ad onorare anche quando si trasferirono in Texas, diventando Dallas Stars.
Lo spettro della morte di Masterton si impadronì dell' All-Star Game, giocato a Toronto il giorno successivo, il 16 gennaio 1968.
Il discorso fu incentrato sull'introduzione dei caschi.
Masterton indossava un casco quando giocava al college di Denver perché i regolamenti NCAA richiedevano ai giocatori di indossarli, ma non ne indossava uno da professionista (non era obbligatorio).
Solo una manciata di giocatori della NHL li indossava ai tempi, incluso il compagno di squadra di Masterton, Boudrias.

Boudrias: "Proteggi i tuoi gomiti, fianchi, ginocchia e mani, ho pensato, perché non proteggere la testa?"

Nel 1968, Boudrias era l'unico dei North Stars che indossava un elmetto.
L'allenatore Wren Blair era sempre stato contrario a ciò.
Lui e altri lo consideravano un segno di debolezza.
"Mi venne chiesto di toglierlo" disse Boudrias.
Nella stagione successiva, Blair scambiò Boudrias, che aveva segnato il secondo maggior numero di punti per la squadra nella sua prima stagione, citando un calo della sua produzione offensiva.
Boudrias invece è sempre stato convinto che la sua insistenza nell'uso dell'elmetto abbia influenzato la decisione di Blair.


L'INTRODUZIONE DEL CASCHETTO
Andre Boudrias, uno dei pochi giocatori nel 1968 a indossare un casco, crede che indossarne uno avrebbe salvato la vita a Bill Masterton.
La NHL impiegò più di un decennio per abbracciare la logica di Boudrias.
Per la stagione 1979/80, la lega finalmente rese obbligatori i caschi, permettendo però a coloro che avessero firmato contratti pro prima del 1 giugno 1979, l'opzione di non indossarli.

martedì 6 febbraio 2018

Quando Il Brasile Sfidò I Maestri Dell'Exeter (Sud America Tour 1914)

L'Exeter City venne fondato nel 1901, storicamente squadra sempre avara di successi e buoni risultati, tuttavia i Grecians ebbero un ruolo decisivo nella nascita e formazione della nazionale brasiliana di calcio che poi, come sappiamo, vincerà 5 mondiali.
Il City infatti fece un tour storico nel Sud America nel 1914, durante il quale giocò otto partite contro squadre argentine e brasiliane.
Proprio in questo tour, la nazionale di calcio del Brasile giocò la prima partita della sua storia il 21 luglio, nello stadio Laranjeiras, Rio de Janeiro (sede del Fluminense Football Club).
Il City, squadra di professionisti, partì alla volta del Sudamerica per una tournée che serviva per finanziare il club.
In Argentina e in Brasile il calcio era stato esportato proprio dai maestri inglesi da pochi anni ma già faceva proseliti.
Gli inglesi ovviamente arrivarono con la fama di imbattibili e con un’aura di leggenda degna degli inventori di questo sport.
I giocatori del Devon, che qualche giorno prima si erano pure beccati una denuncia per atti osceni in luogo pubblico dopo un improvviso tuffo notturno nel mar Atlantico, giocarono con durezza inglese, sorprendente per il pubblico di casa, e a farne le spese fu la prima grande stella brasiliana, Arthur Friedenreich, che nel match perse due denti.
La maggiorparte delle fonti riportano che il Brasile vinse incredibilmente 2-0 (l'Exeter era favorito sulla carta) ma in realtà il risultato è sempre stato controverso (secondo altre fonti finì 3-3).
Questa fu l'ultima partita del tour, che fruttò all'Exeter cinque vittorie, un pareggio e due sconfitte (ammesso che quella con i brasiliani fu una sconfitta e non un pareggio).
L'unica altra sconfitta fu quella iniziale del tour, quando i giocatori dell'Exeter, appena scesi dalla barca dopo il lungo viaggio scesero subito in campo.
I gol furono segnati da Oswaldo Gomes e Osman.
L’Exeter tornò in Inghilterra stremato dal lungo viaggio (nave), insetti e caldo e destinato a una brutta fine, visto che gran parte di quella squadra morì nelle trincee della Prima Guerra Mondiale.
Di quel gruppo sopravvisse ad alto livello il solo portiere Dick Pym, poi vincitore della FA Cup del 1923 col Bolton.


Exeter City Tour (South America 1914)
14.06.1914 Combinado Norte v Exeter City 1-0
21.06.1914 Combinado Sur v Exeter City 0-3
24.06.1914 Racing Club v Exeter City 0-2
28.06.1914 Liga Rosarina v Exeter City 1-3
29.06.1914 "Combinados" v Exeter City 0-5
09.07.1914 Liga Argentina v Exeter City 0-3
11.07.1914 Argentina v Exeter City 0-0
12.07.1914 Liga Argentina v Exeter City 1-3
18.07.1914 English Of Río Janeiro v Exeter City 0-3
19.07.1914 Combinado Río Janeiro v Exeter City 3-5
21.07.1914 Brazil v Exeter City 2-0 (3-3?!?)

Brazil:
Marcos
Pindaro, Nery
Lagreca, Rubens Salles, Rolando
Abelardo, Oswaldo Gomes, Friedenreich, Osman, Formiga

Exeter City:
R.Loram
J.Fort, S.Strettle
J.Rigby, J.Lagan, H.Harding
M.Hoult, J.Whittaker, N.Hunter, H.Loveth, F.Goodwin


I REMATCH
Nel 2004, per festeggiare i 90 anni della nazionale brasiliana, venne giocato un rematch a St.James Park dove questa volta a sfidarsi sarebbero stati i padroni di casa e il Brasile campione del mondo del 1994.
Stavolta nessun dubbio sul risultato: s'impongono i brasiliani per 0-1 con un calcio di rigore di Careca.
L'Exeter nel 2004 militava in Non League.
Il match del centenario fu giocato il 20 luglio 2014, tra l’Exeter e l’U23 del Fluminense in un match commemorativo, dando il calcio d’inizio con il pallone di allora, ancora custodito nel museo del Fluminense, mentre nel Devon si sono ricordati "The day we played Brazil”.
Sulle tribune del vecchio impianto erano presenti 9.000 persone, tra cui ben 600 arrivati da Exeter, in virtù delle altre due amichevoli che la squadra avrebbe disputato in Brasile.
Alla fine i Grecians non hanno avuto la rivincita per il ko di cent’anni fa.
La partita è finita senza vincitori né vinti: 0-0.
E’ passato ormai un secolo da quella volta, con gli allievi brasiliani che non hanno tardato nel superare i loro maestri di Exeter, relegati da lì in avanti a una storia avara di successi e soddisfazioni. Mai una volta sopra la terza serie, sempre in bilico tra Football League e Non League.

giovedì 1 febbraio 2018

L'Impatto Della Temperatura Nei Ballpark Di MLB

La Major League Baseball è giocata dall'inizio di aprile alla fine di ottobre di ogni anno, essa comprende tre delle quattro stagioni meteorologiche: primavera, estate ed autunno.
Si gioca in due stati (USA e Canada) e molteplici sono le situazioni meteorologiche che si presentano.
Il tempo gioca un fattore enorme nel Baseball.
Dai venti di Wrigley ai Ballpark che si affacciano su mari e fiumi.
Il clima freddo di nord-est riduce la potenza della palla, al contrario invece le estati umide possono far volare la palla lontano.
Coors Field è un posto inquietante per i lanciatori a causa dell'umidità prodotta dall'altitudine.
Nel 2011 Miami registrò la temperatura più alta.
Partite giocate a 40° Fahrenheit (4°), sono ben diverse da quelle giocate a 80° (27°).
Ad esempio Arlington è un ballpark dove si registrano temperature più elevate quindi è "hitter friendly".
Una parte di ciò che rende Safeco un ballpark "pitcher's friendly" sono le temperature più basse. 
Ancora, una palla colpita nel Minnesota nel mese di aprile è molto diversa da luglio.
Un cambiamento di temperatura di dieci gradi può alterare una battuta di diversi metri.
Anche la densità dell'aria gioca un ruolo importante ed ovviamente Coors Field è l'esempio per antonomasia.
Dato che il Colorado è alto un miglio sopra il livello del mare, la densità dell'aria è inferiore.
I battitori ottengono battute "potenziate", ma i lanciatori non hanno le stesse velocità di rotazione sui loro lanci.
Un'altra condizione chiave è il vento.
Wrigley Field è noto storicamente per venti di 15-25 mph che soffiavano dentro e fuori.
Quando soffia il vento a favore, vedrai 10, 11 e persino 12 Run.
Se il vento è contrario, i valori totali scenderanno a 6 o 7.
Il vento può dare a un lanciatore un grande vantaggio, o uno svantaggio se quelle Fly Ball rimangono sospese in aria per troppo tempo in una giornata ventosa.


IMPATTO DELLA TEMPERATURA
Ma qual è l'impatto della Temperatura sul gioco?
Sono stati analizzate le Run, l'AVG, la % di Slugging, l'OBP, gli HR, Walk, Hit, Basi Rubate (SB) ed Errori.
All'aumentare della T, i punti segnati, la media battuta, la percentuale di Slugging, l'OBP aumentano significativamente mentre i Walk diminuiscono.
In generale quindi la media in battuta aumenta con il caldo, gli errori invece aumentano con il freddo.
Del resto le nostre mani non sembrano "forti" quando soffrono di freddo.
La resistenza ridotta sull'impugnatura può influire su un lanciatore.
Il controllo sulla palla diminuisce.
Test hanno dimostrato che la produzione offensiva tende a diminuire in condizioni di cielo limpido rispetto alle condizioni di cielo nuvoloso o di notte.
Uno studio di Kraft e Skeeter (1995) ha dimostrato che la temperatura ha un impatto significativo sulle distanze delle Flyball in ogni stadio MLB.
Inoltre, è stato dimostrato che le Flyball a Fenway Park (Boston, Massachusetts) sono soggette ad umidità e vento molto più che in altri stadi MLB.
Dopo aver esaminato come la temperatura, l'umidità e il vento influenzano le distanze delle palle volanti in numerosi stadi MLB, Kraft e Skeeter (1995) hanno concluso che la temperatura "è la variabile meteorologica più importante che colpisce le Flyball in MLB".
Le Flyball battute con temperatura fredda (al massimo 50 ° F) percorrono in media 16 piedi di meno rispetto alle temperature calde (almeno 90 ° F).
Kingsley (1980) ha esaminato l'influenza della temperatura ad Atlanta in Georgia ed ha dimostrato che le temperature più alte aumentano gli HR.
Nel complesso, sembra che la produzione offensiva totale sia superiore a temperature più calde rispetto alle temperature più fredde.
Il coefficiente di restituzione (COR), che è il rapporto tra le velocità dopo e prima di un impatto, è più basso a temperature fredde rispetto a quelle calde (Drane e Sherwood 2004).
Cioè a temperature più basse le velocità di uscita sono più basse.
Rammsayer et al. (1995) hanno scoperto inoltre che una diminuzione della temperatura interna del corpo produce una reazione e un tempo di movimento significativamente più lenti.
Ciò può significare che le temperature fredde rallentano la reazione e il movimento di un battitore, riducendo così la sua performance.
Pertanto, sembra che la temperatura fredda possa avere un impatto negativo sulle prestazioni di un hitter e di conseguenza diminuire la produzione offensiva.
Va da sè che se un hitter prova a colpire sempre e più duramente del solito quando la temperatura è alta, potrebbe cambiare la sua normale meccanica di gioco utilizzando un approccio a cui non era abituato.
Di conseguenza, potrebbe guadagnare meno valide e basi (facendo più HR ma prendendo più strikeout) riducendo comunque la produzione offensiva.


STATISTICHE TEMPERATURA
Uno studio di Brandon Lee D. Koch e Anna K. Panorska (dipartimento di Matematica e Statistica dell'Università del Nevada) ha classificato ogni ballpark (dal 2000 al 2011) in tre gruppi diversi di temperatura in base a quanto è stata giocata la partita.
Temperatura "fredda" (cold), "media" (avg) e "calda" (warm).
Il gruppo freddo consiste in partite giocate a temperature inferiori a 60 ° F,  T media per partite giocate a temperature tra i 60 ° e gli 83 ° F, e il gruppo caldo consiste in partite giocate a temperature superiori a 83 ° F.
Le Run segnate sono la statistica forse più importante in una partita di Baseball.
Le corse segnate aumentano di una quantità significativa dal freddo al caldo sia per le squadre casalinghe che ospiti in entrambe le leghe.
Tuttavia, l'American League mostra aumenti molto più grandi nelle Run rispetto alla National League.
In American League c'è un aumento del 21% delle Run segnate dal freddo al caldo, mentre nella National c'è un aumento solo del 7%.
Un aumento delle Run segnate da freddo a caldo vale su 18 dei 23 stadi (78,2%) sia per la squadra di casa che per la squadra ospite.
L'aumento maggiore è visto nei ballpark dei San Francisco Giants e degli Oakland Athletics.
Gli Athletics hanno ottenuto un incremento del 79%.
Nella tabella possiamo osservare aumenti (o diminuzioni) in % da freddo a caldo per il team di casa in ogni stadio (variazioni significative in grassetto).
I Giants hanno mostrato risultati simili, segnando una media di 4.305 Run a basse temperature e una media di 6.667 Run a temperature calde, con un aumento del 55%.
Tuttavia, questi risultati potrebbero essere influenzati dal numero relativamente basso di partite giocate a temperature calde per entrambe le squadre: 13 per Oakland e 15 per i Giants.
Anche Baltimore Orioles, New York Yankees e Philadelphia Phillies hanno mostrato un significativo aumento delle Run segnate dal freddo al caldo nei loro stadi di casa.
Lo studio ha mostrato che anche l'AVG aumenta in modo significativo da freddo a caldo sia per i battitori di casa che per quelli di fuori casa.
Anche qui l'American mostra aumenti maggiori nella battuta media da freddo a caldo rispetto alla National.
Gli stadi con maggiori aumenti sono i ballpark dei Baltimore Orioles, dei Chicago Cubs, dei Cincinnati Reds, dei Kansas City Royals, dei Pittsburgh Pirates e dei San Francisco Giants.
Stesso discorso per gli HR.
Una tendenza positiva negli HR dal freddo al caldo è stata osservata in 22 stadi su 23 (95,7%) per le squadre in trasferta e in 19 su 23 (82,6%) per le battute casalinghe. L'unico stadio che ha mostrato una diminuzione del numero di HR casalinghi da freddo a caldo è stato l'Angel Stadium di Anaheim, che ha mostrato una diminuzione di 0,003.
Ciò potrebbe essere dovuto al piccolo numero di partite giocate a temperature calde nel ballpark (cioè, 22).
In questa seconda tabella possiamo osservare aumenti (o diminuzioni) in % da freddo a caldo per il team ospite in ogni stadio (variazioni significative in grassetto).
In entrambe le leghe, i Walk mostrano una diminuzione dal freddo al caldo.
I battitori in trasferta nella National mostrano una significativa diminuzione dei Walk dal freddo al caldo, mentre quelli in trasferta nell'American non mostrano una significativa diminuzione dei Walk dal freddo al caldo.
In casa invece i Walk diminuiscono, dal freddo al caldo, in entrambe le leghe.
In generale, quest'effetto negativo per quanto riguarda la produzione offensiva, è dovuta all'azione del freddo sul pitcher.
I battitori casalinghi che mostrano la diminuzione più significativa di Walk sono quelli che giocano nel Busch Stadium III dei St. Louis Cardinals, dove i Walk diminuiscono con un calo del 24%.


DIFFERENZE TRA AMERICAN E NATIONAL
In generale le differenze tra American e National, a livello di produzione offensiva, dipendono anche dalla regola del battitore designato (nella National batte il pitcher, nell'American no quindi tendenzialmente la media sarà più alta).
Inoltre, i due campionati differiscono nel modo in cui i manager tipicamente tentano di produrre Run.
I Bunt sono maggiormente usati nella National.
Le squadre della National avevano una media di 71,1 Bunt nella regular season del 2011, mentre nell'American la media era di solo 37,9 bunt.
Inoltre, una squadra della National che ha bisogno di sacrificare il proprio lanciatore (o un altro battitore) per segnare una Run tendenzialmente segna meno Run in un inning rispetto ad un team dell'American che consente al nono battitore di provare a raggiungere la base senza incorrere in un out.
Questi motivi spiegano le differenze di Run, HR, AVG, Slugging tra una lega e l'altra.


STRATEGIE
Dunque i lineup vengono fatti in funzione anche della temperatura.
Se un manager ha il dubbio se inserire un battitore più paziente (che prende più Walk) rispetto ad uno Slugger, be' a temperature fredde converrebbe scegliere sempre il battitore più paziente.
Infatti Run, AVG, % di Slugging ed HR si verificano meno frequentemente a temperature fredde mentre i Walk sono molto più frequenti.
Un manager può inoltre trarre beneficio da un Bunt nei momenti in cui i colpi di potenza sono meno probabili, come alle temperature fredde, rispetto a momenti in cui le battute sono più favorite, come nelle temperature calde.


LIMITI DELLO STUDIO
Questo studio però ha diversi limiti. Uno di questi è il piccolo numero di partite osservate nelle categorie di temperatura fredda o calda in determinati stadi.
Gli stadi di San Diego, San Francisco, Oakland, Los Angeles (NL), Los Angeles (AL), Atlanta, Texas, Minnesota e Washington avevano tutti meno di 30 partite giocate nella categoria di temperatura fredda o calda.
Di conseguenza, alcuni di questi stadi hanno mostrato risultati non coerenti con i risultati trovati in altri stadi.
Ad esempio, Atlanta, Los Angeles (NL), San Diego e Washington hanno tutti mostrato una diminuzione delle Run segnate da partite fredde a calde.
D'altra parte, alcuni di questi stadi hanno mostrato risultati molto più evidenti di altri (come gli stadi di Oakland e San Francisco).
Un altro limite di questo studio è il controllo di altre variabili meteorologiche che potrebbero influire sulle prestazioni del giocatore.
Ad esempio, aggiungendo umidità, cielo nuvoloso e vento a questa analisi potrebbero cambiare molte stats.

venerdì 26 gennaio 2018

La Storia Di Leroy Rosenior: L'Esonero Lampo e Il Razzismo Degli Anni 80

Padre di Liam Rosenior (giocatore che gioca in Premier League nel Brighton), Leroy Rosenior detiene un poco nobile primato: l'esonero più veloce della storia del calcio (e non per colpa sua).
Nato vicino Londra ed ex giocatore di QPR, Fulham, West Ham, Charlton e Bristol City diviene manager nel 1996.
In realtà tra 1996 e 1998 ricopre il doppio incarico a Gloucester: allenatore e giocatore.
Dopo l'esperienza al Merthyr Tydfil (club gallese che gioca in Inghilterra), dal 2002 al 2006 va al Torquay United.
Nel secondo anno riesce a portare i Gulls in League One ma l'anno successivo retrocede all'ultima giornata.
In League Two la squadra perde pezzi: vengono venduti Alex Russell al Bristol City ed Adebayo Akinfenwa allo Swansea.
A gennaio, per reciproco consenso (e dopo una sconfitta a Rochdale), lascia il club.
A giugno dello stesso anno sostituisce Martin Allen al Brentford (curiosamente nel 1986 aveva sostituito lo stesso Allen nella finale di Coppa di Lega quando i due giocavano nel QPR).
Stagione durissima: 16 partite senza vittorie.
La sua storia a Griffin Park culminò con la disfatta contro il Crewe Alexandra (4-0).


L'ESONERO LAMPO
Nel maggio 2007 torna al Torquay United per sostituire Keith Curle ed è qui che Rosenior entra nella storia (anche se dalla porta sbagliata).
Il Torquay era appena retrocesso in Conference (quinta divisione del calcio inglese), 10 minuti dopo la sigla del contratto, il proprietario e presidente Mike Bateson informò il povero Rosenior che il club era stato appena ceduto e che l’accordo era saltato.
L’acquirente, Alex Rowe, aveva infatti deciso che non era la persona adatta per guidare il team.
Al suo posto venne assunto Paul Buckle, ex centrocampista, che aveva militato in passato nel club per un paio di stagioni e che si era appena ritirato dal calcio vestendo la maglia dell’Exeter City.
Al termine della stagione il Torquay si classificò in terza posizione, venendo ammesso a disputare i play-off per la promozione.
Ma in semifinale fu eliminato nel doppio confronto proprio dall’ex club di Buckle, che vincerà poi la finale e verrà promosso in League Two.
Il Torquay dovrà attendere la stagione successiva per fare ritorno fra i professionisti, vincendo stavolta i play-off.
Attualmente la squadra, dopo la retrocessione avvenuta un paio di stagioni orsono, è tornata a militare in National.
Rosenior dopo l’infelice parentesi da tecnico (per 10 minuti), lasciò per sempre la carriera di allenatore.
Attualmente lavora per G-Sport, oltre ad apparire in alcuni programmi calcistici della BBC regionali.


IL RAZZISMO DEGLI ANNI 80
Rosenior svolge inoltre il ruolo di ambasciatore per Show Racism The Red Card, associazione benefica che combatte il razzismo in Inghilterra.
Maturò simili posizioni dopo aver vissuto il calcio inglese degli anni 80 (dove oltre al razzismo c'era tanta violenza), sul quale scrisse anche un'autobiografia ("It's Only Banter") nel quale racconta di episodi raccapriccianti in cui è stato protagonista: dal bambinetto di Portsmouth che gli sputa tra le risate del padre e di altri tifosi, alle banane ripetutamente gettate in campo alle minacce di morte ricevute con tanto di risate minimizzanti nello spogliatoio.

Rosenior: "Ci accolsero 5000 tifosi del Leeds facendo il saluto nazista e gridando ‘Sieg Heil’. 
Io e Paul Parker eravamo molto scossi, ma nello spogliatoio non dicemmo niente. 
Il calcio allora funzionava così. 
Avessimo detto qualcosa al nostro tecnico o a qualche compagno, saremmo stati visti come dei piantagrane"

Era un’epoca folle in cui potevi essere attaccato persino dai tuoi stessi tifosi.
Rosenior racconta dell’amico Paul Canoville che aveva la sventura di giocare nel Chelsea: "Da noi a Craven Cottage era come stare in una specie di oasi, ma per Paul era più difficile. Gli insulti non li riceveva solo dai tifosi avversari, durante le partite fuori casa, ma anche dai suoi. A quei tempi nella tifoseria dei Blues imperava l’estrema destra del National Front"

Rosenior toccò con mano anche le diffidenze e i pregiudizi con cui venivano accolti pure gli allenatori neri, anche se in realtà questa è storia recente, non calcio inglese degli anni 80.



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